E’ davvero finita l’estate, l’autunno è qui e noi iniziamo a lasciarci alle spalle tutti i ricordi estivi legati a questo o a quel vino. I bianchi delle cenette di pesce sulla riva del mare, i rossi leggeri delle grigliate in montagna, i prosecchi degli aperitivi ormai non ci sono più; inizia ad arrivare il freddo e noi spostiamo la nostra attenzione sui rossi di maggiore corpo e struttura, magari più alcolici e tannici, dai sentori più evoluti. E per iniziare questa nuova fase abbiamo scelto un grande vino.

Siamo in Umbria, a Montefalco in provincia di Perugia, in una zona collinare molto mossa dove nasce uno dei vini più importanti, ma forse meno conosciuti, di tutto il panorama vitivinicolo Italiano, appunto il Sagrantino di Montefalco. Di questo vitigno si hanno numerose notizie e testimonianze storiche risalenti ai tempi più antichi. Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, descrive l'Itriola, tipica uva del territorio, che secondo alcuni studiosi potrebbe identificarsi con l'uva Sagrantino. Altre fonti ipotizzano che il vitigno sia stato importato dall'Asia Minore dai seguaci di San Francesco: il nome sarebbe riconducibile ai Sacramenti in quanto l'uva era coltivata dai frati che ne ricavavano un passito destinato ai riti religiosi. Non mancano i sostenitori dell'ipotesi autoctona, che lo vorrebbe ottenuto per selezione da cloni locali. Qualunque sia la vera provenienza, è certo che in queste zone il Sagrantino è presente da secoli perché qui ha trovato il suo Terroir perfetto e qui da i suoi migliori frutti.
Secco o passito il Sagrantino esprime le sue caratteristiche con grande carattere; la versione secca ha un colore molto carico, rosso cupo tendente al granato con l’invecchiamento. Dai forti sentori speziati e di frutta matura e dal corpo imponente, morbido, caldo ha un finale molto persistente. Si abbina a carni arrosto, a preparati di selvaggina. Il disciplinare prevede un affinamento molto lungo: 30 mesi di cui almeno dodici in legno; questo impone una stappatura anticipata rispetto al momento del consumo per fare si che il vino si possa ossigenare e possa sprigionare tutti i suoi sentori tipici già da adesso. Ma il Sagrantino si presta anche ad un lungo invecchiamento: una buona annata regge fino a quindici anni e oltre prima di raggiungere il suo massimo livello espressivo e quindi iniziare un lento declino.

La versione passita è anch’essa davvero unica: dal colore molto cupo, come la versione secca, ma dalla maggiore consistenza, dolce e leggermente tannico, morbido ed elegante da bere da solo oppure in compagnia di un bel Cacao, o di un dolce comunque a base di cioccolato, esprime sentori di spezie dolci come la cannella e il chiodo di garofano o di erbe aromatiche come la salvia. Grandissima complessità olfattiva e grandissima persistenza fanno di questo passito una vera chicca da degustare e da regalare agli amici più cari.



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