Dopo la bellissima tappa della settimana scorsa nei Colli Orientali del Friuli, finalmente ci spostiamo al Sud e - rivolgendo ancora la nostra attenzione ai vini bianchi -  affrontiamo una regione ricca di storia e di storie, di vini e di vitigni (in maggior parte autoctoni) e di personaggi che sono i  veri autori, insieme ad un Terroir unico al mondo, di questi vini: siamo in Campania, una delle regioni più vocata alla vitivinicoltura di tutta la penisola.

La Campania è una regione affascinante sotto molti aspetti. Storia, cultura, arte e tradizione, hanno da sempre contraddistinto questa antica terra in ogni aspetto della vita sociale della sua gente. Nella cultura e nella tradizione della Campania, il vino e il cibo hanno sempre svolto un ruolo fondamentale, un elemento indissolubile con la storia di questa regione. La tradizione enologica della Campania ha origini molto antiche che risalgono ai tempi precedenti agli antichi romani; infatti la maggioranza delle uve oggi considerate autoctone di questa regione sono di origine greca: Aglianico, Greco Bianco, Fiano, Falanghina, Biancolella e Piedirosso, sono, con molta probabilità, uve di origine greca. L'influsso della cultura enologica degli antichi greci è ancora oggi visibile nelle tecniche di coltivazione ad “alberello” e nel modo in cui si potano le viti. Il contributo dei greci sarà fondamentale per il successo dei vini della Campania che si registrò in epoca romana. Sarà infatti proprio durante il periodo dell'impero romano che la Campania inizierà a conoscere un fiorente sviluppo, tanto da fare giungere i suoi vini anche al di fuori dei confini del nostro paese. Si racconta che gli antichi romani, e in particolare gli imperatori di Roma, avevano una particolare predilezione per i vini della Campania. Arrivando invece ai giorni nostri, tra continui susseguirsi di alti e bassi, attraversando periodi anche non proprio nobili, a partire dagli anni ottanta – grazie al recupero dell'antico patrimonio e l'introduzione di nuove varietà - l'enologia campana sta riprendendo la via della qualità. Negli ultimi venti anni infatti i vini della Campania stanno registrando incredibili successi e notevole interesse da parte dei consumatori.

Questa settimana ci fermiamo nel cuore dell’Irpinia, lungo la valle del fiume Sabato, tra i Comuni di Montefredane e Montefusco: il clima mite e tipicamente mediterraneo, il terreno collinare – siamo tra i 400 ed i 600 mt slm - e di origine vulcanica rendono questa zona particolarmente vocata alla viticoltura. Facciamo visita all’Azienda Agricola Vadiaperti che vanta una esperienza tra le più importanti di tutta la zona; già all’inizio del 1900 infatti la famiglia Troisi inizio a impiantare la vite e a produrre vino. Ma è nella seconda metà del secolo scorso che l’azienda decide di puntare sulla produzione di qualità ed è del 1984 che la prima bottiglia di Fiano di Avellino. Oggi Raffaele Troisi prosegue nell’attività che fu del padre e prima della nonna, con la stessa passione e lo stesso rigore e sulla base dei principi e delle regole da loro apprese; poco propenso a seguire le mode, Raffaele ritiene che il vino si faccia in vigna ed è infatti lui stesso che segue passo passo ogni anno le varie fasi di maturazione della vite supportato dai sapienti consigli dell’Universita degli Studi di napoli Federico II.

Il vino della settimana non può che essere il Fiano di Avellino DOCG, vino bianco prodotto dalle omonime uve Fiano: dal colore giallo paglierino con riflessi verdognoli e dai sentori di frutta matura e tropicale è un vino che va bevuto giovane e servito fresco intorno ai 12 gradi. E’ lo stesso produttore che oggi ci consiglia gli abbinamenti: ideale su zuppe, in particolare a base di legumi e funghi, eccellente anche su formaggi a media stagionatura come treccia e caciocavallo



Vi invito ad andare sul sito www.popwine.it, non lasciatevi scappare la promozione di questo fantastico vino, siamo sul finire dell’estate e può essere un ottimo compagno di queste ultime calde giornate estive.
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